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Comune di Santorso

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Comunicato

Comunicato

Comune:

Santorso

Data:

26/01/2012 09:15

Oggetto:

Giornata della Memoria 2012. L'amministrazione comunale propone la proiezione del documentario "Il sasso e il grano"

Descrizione:

In occasione della Giornata della Memoria, Associazione Agas e Comune di Santorso propongono alla cittadinanza la proiezione del film-documentario “Il sasso e il grano” che racconta la storia di tre italiani nei campi di concentramento nazisti in Austria e Germania. L'appuntamento è venerdì 27 gennaio alle ore 20,30 presso l'aula magna dell'Istituto Comprensivo G.B. Cipani di via del Grumo, a Santorso.

La mattina successiva, alle ore 12,00, l'autore della pellicola incontrerà gli studenti dell'istituto comprensivo per discutere con loro le tre incredibili storie di Eno Mucchiutti, il cantante dei lager, Mario D'Angelo, sopravvissuto alla fabbrica della morte nelle gallerie di Dora Mittelbau, e Alberto Sed, sopravvissuto ad Auschwitz.

L'ingresso è libero; si allega la scheda del film-documentario.

 

Il Sasso e il Grano di Mauro Vittorio Quattrina.
Anno: 2011
Nazione: Italia
Produzione :
Durata:45'/50
intervento iniziale del Regista 20': Mauro Vittorio Quattrina + dibattito finale
Documentario - Conservare oggi la Memoria di un passato che non passa, memoria di sofferenze ed orrori che, negli ultimi anni, quelli più vicini a noi, i sopravvissuti ai Lager nazisti, - maturata la giusta distanza emotiva e psicologica dal loro passato - si convinsero a narrare quanto hanno vissuto. Oltre sessantanni di silenzi, di dolori interiori, di atroci incubi quotidiani che ti perseguitano, ti richiamano alla mente la morte dei tuoi compagni di sventura, Una Memoria da conservare indelebilmente per un futuro migliore, di pace e di prosperità per tutti i popoli. Una Memoria che DEVE vivere oggi in noi , portatori futuri delle testimonianze di chi ha vissuto la tragedia dei Campi di Concentramento nazisti.
In questo contesto desidero presentarvi un documentario sull'Olocausto in concomitanza con le celebrazioni del “Giorno della Memoria” 2011.
Questo nuovo lavoro è stato ideato, scritto e diretto dal regista documentarista Mauro Vittorio Quattrina, che tra i molti suoi lavori ha realizzato anche documentari per Rai 3/La Storia Siamo noi.
“Il Sasso e il Grano”, racconta la storia di tre italiani nei Campi di Concentramento nazisti in Austria e Germania . Tre storie incredibili. Eno Mucchiutti, il cantante dei Lager, Mario D'Angelo sopravvissuto alla fabbrica della morte nelle gallerie di Dora Mittelbau e Alberto Sed, sopravvissuto ad Auschwitz, dove perse la mamma e la sorella.
La storia di Eno Mucchiutti comincia a Trieste nel settembre del 1943, Nato a Cormòns nel 1919, triestino d'elezione, compie i suoi studi al Conservatorio di Torino. Arrestato, viene mandato nel Campo di lavoro di Berchtesgaden in Austria classificato come deportato politico.
Dopo la sua evasione da questo Campo, viene ripreso e internato per undici mesi in altri quattro Campi di Concentramento tra i più terribili: Dachau, Mauthausen, Melk ed Ebensee.
Cantante lirico, è un uomo che non si è arreso e che grazie al dono della sua voce si è salvato, soffrendo l'incomprensibile. Eno racconta anche la sua storia di deportato numero 98748 nel libro “Il cantante del lager” edito dalla Nuovadimensione e pubblicato nel 2010. Ha conosciuto tante persone che grazie al dono della sua voce, lo hanno aiutato. Si perché grazie alla passione dei tedeschi per la musica, è riuscito in certi istanti a sopravvivere, a cavarsela meglio di altri e ha non vivere costantemente con la morte .
Certo non si può parlare proprio di fortuna, ma in qualche occasione la sorte gli è stata favorevole. Ha assistito a scene orribili, indescrivibili che segnano l’animo umano, ha perso in quei campi tanti amici. A novantenni compiuti Eno vuole finalmente condividere la sua verità, di quegli undici mesi di prigionia, che alla fine gli sono costati una grande carriera da tenore, ha ripreso a cantare, ha avuto grandi successi e condiviso il palco con artisti famosi come Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Maria Callas e moltissimi altri cantanti di fama mondiale nei principali teatri italiani e internazionali.
Nel 1945, a Ebensee, ha vissuto la liberazione per mano dei soldati americani.
Dopo l’8 settembre del 1943, molti sono stati gli italiani deportati e internati in Germania nei lager nazisti.
Mario D'Angelo è sopravvissuto alla fabbrica della morte nelle gallerie K2 0429 Buchenwald-Dora Mittelbau, dove perirono migliaia di italiani nella costruzione delle V-2.
La sua testimonianza ci fa riflettere e ci rende consapevoli dell'imumanità dell'uomo come essere umano.
Alberto Sed porta ancora indelebile il numero A5491 che i nazisti gli tatuarono al suo ingresso al Campo di Sterminio di Auschwitz. E' uno dei pochi sopravvissuti ad Auschwitz.
Catturato il 21 marzo del 1944 assieme alla mamma Enrica e alle tre sorelline, Angelica, Fatina e Emma fu portato nel Campo di Transito di Fossoli. Qualche mese prima erano riusciti a sfuggire alla retata nazista del 16 ottobre 1943. Viveva con la famiglia in via S. Angelo situata nelle vicinanze del ghetto ebraico, nella zona della pescheria. Le urla strazianti provenienti dal ghetto, li misero in allarme e riuscirono miracolosamente a sfuggire all'arresto nascondendosi, nella zona del Campidoglio in un magazzino di proprietà di uno zio. Poi però qualcuno deve aver fatto una soffiata ai nazisti.
Da Fossoli, poco tempo dopo, infatti, Alberto, sua mamma e le sue sorelle furono costretti dai nazisti a salire sul treno che li avrebbe condotti nel Campo di Sterminio di Auschwitz.
All'arrivo, chi non era in grado di lavorare, veneva inevitabilmente spedito subito alle Camere a gas. Sua madre e la sorella Emma, la più piccola, furono mandate immediatamente alla morte. Alberto, dopo la doccia fredda e la rasatura dei capelli, fui inviato nel blocco 29. Qui ha visto anche quello che non credeva possibile, scene di estrema ferocia che hanno segnato Alberto Sed per sempre. Dopo più di 10 mesi di prigionia, Alberto Sed fu poi liberato a Dora dagli americani. «Riuscii a raggiungere il confine del Brennero e un soldato italiano, il tenente Giovanni Serini, si prese cura di me. Tornai a Roma, il 7 settembre 1945. Qui ritrovai mia sorella Fatina, sopravvissuta, come me, ad Auschwitz.

 

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